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La Grotta del Serpente: mistero e leggenda sulle coste del Salento

Postato in: Salento
3 November 2017
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In Salento esistono molti posti naturali dal fascino unico, in grado di stupire per la loro storia e per la loro bellezza. Alcuni di questi, inoltre, vantano un’aura di mistero e sono caratterizzati da leggende e da storie a volte terrificanti: uno di questi siti è la Grotta del Serpente, altrimenti nota come "Grotta del Tam Tam".

Un tamburo nei meandri di una grotta sconosciuta

Questa cavità ipogea si trova a sud dell'incantevole Otranto e a nord di Porto Badisco, la leggendaria costa dove giunse Enea in fuga da Troia; nei paraggi della Grotta del Serpente, inoltre, si trova anche la famosa Grotta dei Cervi, custode del maggiore complesso pittorico risalente al Neolitico.

Ma, a differenza di quest'ultima, poco si sa dal punto di vista geologico, ed eventualmente archeologico, della Grotta del Serpente. Essa presenta stalattiti e stalagmiti negli ambienti scoperti, è inaccessibile anche perché l’ingresso è celato dal terreno, dai massi e da materiale di riporto.

Non si sa il motivo di questa chiusura, ma i più suggestionabili collegano il tutto ai racconti dello speleologo che l'ha scoperta, Isidoro Mattioli. Nel 1975 Mattioli, dopo aver scoperto assieme ad altri speleologi la meravigliosa Grotta dei Cervi, si appresta a esplorare la grotta accedendo da un vecchio pozzo. Una volta varcata la soglia, lo speleologo si ritrova in angusto cunicolo che scende verso il basso, assumendo posizioni innaturali pur di esplorare quell'antro sconosciuto, con la speranza magari di scoprire un altro tesoro simile a quello rinvenuto nella Grotta dei Cervi.

Ma ad attenderlo non vi sono suggestive pareti ricche di pittogrammi, ma un suono cadenzato, simile al picchiettare di una pietra su una parete, che lo fece letteralmente rabbrividire.

L'essere dagli occhi rossi

Ma fu la successiva esplorazione avvenuta 1985 a sconvolgerlo e a scatenare in Mattioli la più feroce curiosità: fu infatti allora che, assieme ad altri suoi colleghi, scorse una sfuggente ombra che lo speleologo identificò come un essere alto circa 80 cm, con 2 occhi luminosi e rossi su un cranio ovale e leggermente allungato.

E come se non bastasse, al presunto ingresso si ripresentò quel rumore che sembrò stavolta come il suono di un tamburo, questa volta in crescendo come se provenisse da più parti della grotta. Nonostante i suoi colleghi sostenessero che fosse un semplice tasso, Isidoro Mattioli continuò a supportare la tesi dell’esistenza di un mostro all’interno della Grotta.

Egli cercò di informare non solo la popolazione rilasciando un'intervista al quotidiano "La Gazzetta del Mezzogiorno", ma anche personalità di assoluto prestigio, quali la geologa Carrozzo, professoressa presso l'Università di Lecce, il giudice Maritati e soprattutto il paletnologo Anati: quest'ultimo, infatti, ha affermato che gli speleologi hanno avuto un vero e proprio contatto con una presenza paranormale nella grotta.

Oggi la grotta è chiusa. Chiusa con i suoi segreti più reconditi, la sua storia e i vari racconti paurosi che negli anni si sono tramandati.

Fonte Immagine: www.visititaly.it

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